sabato 3 settembre 2011

Di mestiere faccio l'organizzatore' di Sergio Martin

'Di mestiere faccio l'organizzatore'
di Sergio Martin 



Tutti i diritti riservati © Copyright 2009
Pagine 144


Indice

5 Tutto ha un inizio
22 Carla Lonzi
23 Per una musica diversa
30 la strage e il Commissario Calabresi
42 Tra sesso e militanza
46 La doppia morale
48 Lotta Continua
59 tra un matrimonio e l’altro
63 Circoli Ottobre
77 Assaltatore dei Lagunari
84 Il vuoto
87 la Milano di Fo e dei teatri
102 Bonfietti
104 Dario Fo e la Milano da bere
114 Berlino
116 Eduardo
121 Paolo Buffo e Mauro Rostagno
125 Post-considerazione
126 Testi e contesti
128 Indice dei nomi



In piena guerra fredda, creatasi dopo la fine della seconda guerra mondiale, tra Ovest (Stati Uniti d’America e alleati della NATO) e Est (Unione Sovietica e Patto di Varsavia), che avrà realmente fine solo con la caduta del muro di Berlino, cioè verso la fine di questi appunti; In Italia l’Assemblea Costituente approva la Costituzione e aderisce al Patto Atlantico, con una scelta di campo a favore degli Stati Uniti.
Superato nel 1948, anche l’attentato a Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano e ministro di Grazia e Giustizia dei governi della Liberazione e il conseguente rischio di guerra civile, si dice grazie anche alla vittoria di Bartali al giro ciclistico di Francia; Nel 1951, mentre l’Italia entra a far parte della CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, prima base per l’attuale Comunità Europea, e ha termine il piano Marshall che ha dato all’Italia oltre 1.200 milioni di dollari per intraprendere la ricostruzione, dopo i disastri del fascismo e della seconda guerra mondiale, io, ultimo di cinque figli nasco a Oderzo in una calda giornata di fine agosto, sotto il segno della vergine.
Il 26 agosto, data importante perché mio padre del personale viaggiante delle Ferrovie dello Stato e come tale dipendente pubblico, prendeva la paga un giorno dopo, il ventisette del mese e pertanto il ventisei di soldi non ce n’erano mai, di conseguenza niente regali al mio compleanno e anche pochi amici che se lo ricordassero, essendo tutti in vacanza, normalmente inviati da parenti e amici o in colonia; non vorrei che si pensasse subito che si poteva anche andare in vacanza, è solo un modo di dire quando non c’è lavoro o non si deve andare a scuola, si sta in vacanza. Diversa dalla vacanza di chi può andare al mare a nuotare o in montagna a sciare o anche viceversa.
Anch’io d’altronde andavo sempre in vacanza a Ospitale di Cadore, finita la scuola venivo spedito, anzi caricato, sulla Littorina, quei treni corti che sbuffano, per Calalzo e il capotreno mi faceva scendere alla stazione di Ospitale di Cadore, dove vivevano i nonni materni e dove a volte mi trovavo con mio cugino Danilo che abitava a Belluno. Alle otto andavo a portare la colazione al nonno, che era sul bosco della chiesa a tagliare legna dalle quattro di mattina, faceva colazione col vino e diceva questo è il latte dei vecchi. Gli davo una mano a tagliare gli alberi, all’epoca non esistevano le motoseghe, ad accatastare i tronchi, farli scendere lungo un viottolo e caricarli sul carretto, sistemato su una rientranza della statale di Alemagna, quella che i signori usavano per
andare a Cortina d’Ampezzo, e poi si spingeva il carretto fino a casa, oppure si tagliava l’erba la si lasciava diventare fieno e poi sia la nonna che il nonno si caricavano il blocco in testa e lo portavano su in casa fino
al terzo piano, io sulla gerla riportavo gli attrezzi.
Con Danilo ci eravamo inventati anche un codice di scrittura in modo che se qualcuno avesse intercettato le lettere non avrebbe potuto leggerle, chissà quali segreti contenevano.
Ho iniziato a fumare qui in montagna, si andava da Felice, il gestore dell’unico bar-tabacchi e si chiedeva per conto di qualche fantomatico ospite di passaggio un pacchetto da 10 di HB o di Marlboro prima di passare alle Mentolo e alle Turmac, sigarette ovali dal fascino slavo. Ti faceva sentire grande.
D’inverno l’unico riscaldamento era la stufa economica in cucina, su cui la nonna preparava da mangiare, alla sera la nonna mi dava la borsa dell’acqua calda, loro avevano il ‘prete’, una struttura ad arco in legno con dentro le braci, e si andava a dormire stando tutti raggomitolati sotto al piumino, finché il tepore non si estendeva e potevi lasciarti andare, distenderti dentro al letto, il bagno era collocato sopra la stalla per cui leggermente più tiepido delle altre stanze, anche se a volte dovevi rompere lo strato di ghiaccio sul catino per poterti lavare. Il fatto che la struttura per scaldare il letto matrimoniale si chiamasse ‘prete’ la dice lunga su come e con chi passassero le notti molte donne sole o con i mariti in guerra, o all’estero per lavoro, ma a questo collegamento ci sono arrivato molto, molto dopo. In realtà di fratelli ne ho sempre avuti tre, due femmine e un maschio, perché uno era morto prima del mio arrivo, soffocato nella culla, cosa in quegli anni abbastanza normale e frequente, se ci fosse stato lui, molto probabilmente non sarei arrivato io.
Oderzo città par scherso col Montegan de traverso un punto perso nell’universo


continua ....


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