lunedì 19 settembre 2011

La carta vincente di Colorado Tolston (trad. Giorgio Perona)



LA CARTA VINCENTE
(Ace of Diamonds)
Di
Colorado Tolston
1998 

Versione italiana di Giorgio Perona


PERSONAGGI

JACK BARON
KENDRA WHITE
GUY WHITLEY
CYNTHIA OPAL
BLAKE HOWARD
TARA REED



ATTO I

Un salotto ben arredato. L'ingresso principale è al centro della parete di fondo. A sinistra, sempre in fondo, un'altra porta d'angolo che conduce alla cucina ed alla sala da pranzo. Una terza porta di trova in primo piano a destra e si apre sul corridoio che porta alle altre stanze. La parete di destra è occupata dalla libreria. Nell'angolo in fondo a destra una sedia e un tavolino con una lampada per la lettura. La parte posteriore della camera è rialzata rispetto alla metà anteriore dove si trova, posto a sinistra, un caminetto. Al centro, un divano con un tavolo di fronte. Altre sedie attorno al tavolo attorno al quale possono trovare posto sei persone. Seduto al tavolo c'è Jack Baron, un uomo freddo e arrogante. Quando si apre il sipario lo troviamo impegnato in un solitario. Vicino a lui, un giornale. Kendra White entra dal fondo al c. È una donna nervosa e irrequieta, ma è anche molto intelligente.

KENDRA: Buona sera. (Jack non risponde.) Ho detto buona…
JACK: Ho sentito. (Continua a giocare.)
KENDRA: Scusi, ma non mi ha risposto.
JACK: Sono occupato.
KENDRA: Vedo. (Cercando di aiutarlo.) Il dieci nero sul fante rosso.
JACK (infastidito): L'ho visto. (Sposta la carta.)
KENDRA: Certo. Scusi. (Pausa) Dunque, signor…
JACK: Baron, Jack Baron. (Guarda Kendra per la prima volta. Lei lo riconosce e ne è spaventata.)
KENDRA: Ke…Kendra White. (Gli porge la mano, Jack la fissa.) Ti…ti chiedo scusa, non sapevo che fossi tu. Io…io non volevo disturbarti…sì, insomma…
JACK: Sta' zitta. (Riprende a giocare.) Ricordi quello che ti ho detto l'ultima volta?
KENDRA: Sì, ma…non mi avevano detto che ci saresti stato anche tu. (Jack smette di giocare e si alza.) È la verità! Lui non mi ha detto che saresti venuto!
JACK: Lui chi? (Kendra porge a Jack un invito. Jack lo legge) "Distinti saluti, Signor Iago" (Le restituisce l'invito) È identico al mio. Conosci questo Iago? (Kendra scuote la testa) Nemmeno io.
KENDRA: Quindi…non hai intenzione di uccidermi?
JACK: No, anche se te lo meriteresti. Non ancora, almeno. Ora, sta' a sentire: tu non mi conosci, non mi hai mai visto e non hai mai sentito parlare di me. Capito? (Kendra annuisce.) Perché, se solo dici una parola sbagliata…(Jack si passa un dito sul collo. Kendra è paralizzata. Jack siede e riprende a giocare.) Spero che ti sia divertita, con i miei soldi, perché in futuro potresti non avere un'altra possibilità. Qualche colpo grosso ultimamente?
KENDRA: No, ho smesso.
JACK: Oh, hai detto basta con la ricettazione e hai messo la testa a posto?
KENDRA: Già.
JACK: E perché no? In fondo l'ultima volta che abbiamo lavorato insieme ti sei presa anche la mia parte. Peccato tu non mi abbia ucciso allora. La prossima volta, usa più veleno.
KENDRA (secca): Stanne certo.
JACK: Non fare la furba con me, Kendra. Ci metto un attimo a tagliarti la gola.
KENDRA: Non c'è bisogno che continui a minacciarmi, Jack. So come comportarmi.
JACK: Voglio solo assicurarmi che non te ne dimentichi. (Kendra siede e legge il giornale mentre Jack continua a giocare. Silenzio. Dal fondo entra Guy Whitley, un giovanotto esuberante e vestito in modo vistoso.)
GUY: Ciao, gente, come vi butta?
JACK: Hai un'idea di quanto odio quell'espressione? (Guy è preso in contropiede. Tra sé.) Soprattutto quando faccio un solitario.
GUY: Oh, scusi, non l'avevo vista. Piacere. (Kendra si alza e va verso Guy.)
KENDRA: Piacere, Kendra White. (Si stringono la mano.)


Continua ... pagine totali 51
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Una coppia di svitati di Heber Gardner (trad. Giorgio Perona)



UNA COPPIA DI SVITATI
(I'M NOT RAPPAPORT)

Due atti di HERB GARDNER

TRADUZIONE DI GIORGIO PERONA



PERSONAGGI

NAT
MIDGE
DANFORTH
LAURIE
IL COWBOY
GILLEY
CLARA

Ai primi di ottobre del 1982. Una panchina accanto al sentiero che costeggia il lago di Central Park, a New York.


ATTO I: le tre del pomeriggio.
ATTO II: Scena 1: le tre del pomeriggio del giorno dopo;
             Scena 2: le sei della sera seguente.
             Scena 3: dodici giorni dopo, alle sette del mattino.

NOTA. Destra e sinistra della scena si intendono dal punto di vista del pubblico.

                                Quando non si ha immaginazione, morire è poca cosa;
                                         quando si ha, morire è troppo.
                                         F. Céline, Viaggio al termine della notte


ATTO I

Una panchina malandata lungo un tratto di sentiero isolato a Central Park, ai primi di ottobre del 1982. A sinistra una seconda panchina, più piccola e ancor più malandata alla quale mancano diverse assicelle. Dietro le due panchine l'arco gotico di un vecchio tunnel incorniciato da un ponte in stile romanico che occupa l'intera larghezza del palco.

Prima che si apra il sipario si sente il suono di una giostra.

ALL'APRIRSI DEL SIPARIO: due uomini di ottant'anni circa, MIDGE e NAT siedono abbastanza distanti, alle due estremità della panchina centrale, tra loro una vecchia cartella. MIDGE è un italo-americano; NAT è di origine ebraica. MIDGE indossa occhiali molto spessi e un logoro cappello floscio; legge “The Sporting News”. NAT porta un basco, ha la barba ben curata, un elegante bastone da passeggio con impugnatura in avorio appoggiato alla panchina. I due non si guardano. Un uomo passa correndo sul ponte e scompare a destra. Una o due foglie ingiallite cadono illuminate dalle luce del tardo pomeriggio. Silenzio; si sente solo la musica della giostra in lontananza.

NAT - Dunque, dov'ero rimasto? (nessuna risposta. Si da' una botta in fronte) Dove ero rimasto? Di cosa stavamo parlando? Mi ricordo che c'entrava qualcosa di importante. (a MIDGE) Di cosa stavamo parlando?
MIDGE - (silenzio. Continua per un po' a leggere il giornale) Non stavamo parlando. Lei parlava. (gira una pagina) Non io.
NAT  - E cosa stavo dicendo?
MIDGE  - Non stavo a sentire. Parlava da solo.
NAT  - Perché non mi stava a sentire?
MIDGE  - Perché è un bugiardo. Un pallista. E io non la sto più a sentire. Sono due giorni che non la sento più.
NAT  - La smetta di far finta di leggere. Tanto non ci vede.
MIDGE  - Senta, ma perché non va a sedersi con gli altri vecchietti rincoglioniti a guardare il lago (lo indica) i bimbi sulla giostra, i ragazzini in barca, i tossici laggiù in fondo, vada, vada a farsi un giro con loro, tanto io con lei non ci parlo più Signore. Se lo metta in testa. D'ora in poi per lei sarà come parlare a quella pianta.
NAT  - Guardi che è un lampione.
MIDGE  - Sto qui da una settimana e solo balle mi ha raccontato. Mi ha rotto dalla mattina alla sera.
NAT   - (una manata alla panchina) Mi spieghi il motivo di questa affermazione!
MIDGE  - Va bene, gran scassaminchia. Primo: è o non è un terrorista cubano espatriato?
NAT   - (c.s.) No!
MIDGE   - OK. E non si chiama Hernando...
NAT  - Assolutamente no!
MIDGE  - Quindi è una balla...
NAT  - Sono sotto copertura! (Pausa) Nel mio ramo, tutti hanno una falsa identità.
MIDGE   - Mi sta dicendo che...
NAT  - Le sto dicendo, ed è tutto quello che le potrò dire, che quando si opera nel mio settore lo si fa sotto copertura. Al momento mi scusi ma non posso dirle altro.
MIDGE   - Minchia. Sta dicendo che è una spia?
NAT  - Sto dicendo che mi chiamo Hernando e sono un ex terrorista cubano.
MIDGE  - Ma che cazzo di copertura è!?
NAT - Gliel'ho detto anch'io, chiaro e tondo, a quelli la'. Ma secondo voi un ottantunenne lituano può essere Hernando? Hai ragione, mi hanno risposto, quindi tanti auguri amico; tu non devi farti domande. È così che ti dicono. Non farti domande. Nemmeno io ci credo sa? Idioti. Però ci campo. La prego, non mi chieda altro.
MIDGE  -  Ma perché sono andati a prendere un vecchio...
NAT  - E che ne so? Me lo dica lei. Un anno fa ero in coda all'ambulatorio, si avvicina un tizio e zac! Sono un agente sotto copertura.
MIDGE  - (impressionato) Gesù...
NAT - Chissà che gli è preso. Magari penseranno che nessuno presti attenzione a un vecchio. E così possa andarsene in giro come un fantasma. A cercare indizi. 
MIDGE  - (annuisce, pensieroso) Già...
NAT  - Per questo mi hanno tirato in mezzo anche se una copertura così è una vera cazzata. Io so solo che tutti i mesi un migliaio di bingo finiscono sul conto della mia pensione.
MIDGE  - Bingo?
NAT  - Bingo. Dollari. Contanti. È una parola che usiamo noi. Niente più domande. (silenzio) Per cortesia, non posso dirle altro. (Prolungato silenzio) OK; mi hanno dato un nome in codice, “Harry”.
MIDGE  - “Harry”?
NAT   - Harry Schwartzmann.
MIDGE  - E invece come si chiama?
NAT - Sam Schwartzmann. (offeso) Ma ci crede? Ci crede? Si rende conto della loro immaginazione? Dei geni! (un'alzata di spalle) Al diavolo, con un migliaio di noccioline sul conto ogni mese non ti fai troppe domande.
MIDGE  - Meglio di no. Meglio di no. (Si avvicina) Quindi lei...gli passa delle informazioni?
NAT  - Sta scherzando? Tutto il giorno seduto su una panchina accanto a un uomo che non distingue un albero da un lampione? Nemmeno una briciola. (Si guarda attorno. Si avvicina) Il fatto è che per il momento mi hanno messo sotto copertura “Profonda”. È così che la chiamano. E ti ci possono tenere in questa copertura “profonda” per anni. Cinque, dieci forse, finché non diventi uno qualsiasi, che si confonde col vicinato...poi di colpo zac! Ti fanno fare il botto. Vista l'età e la mia salute però non mi sembrano così furbi. (Prende la cartella) OK. È l'ora dello spuntino.
MIDGE  - (annuisce) Ah, sì. Copertura profonda. Ne ho sentito parlare...
NAT - (prendendo un sandwich dalla cartella) Ecco. Toast integrale con insalata di tonno lattuga e pomodoro. Ne prenda metà.
MIDGE  - (prendendo la sua parte) Grazie, Sam. Grazie.
NAT  - Prego. Alle tre, niente di meglio di un buon sandwich.
MIDGE  - (masticando) Uh-huh.
NAT  - (masticando) Croccante.

        Silenzio per un po', mentre mangiano


Continua ... totale pagine 41 
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