mercoledì 21 dicembre 2011

LA VALORIZZAZIONE DELLA CULTURA FRA STATO E MERCATO

LA VALORIZZAZIONE
DELLA CULTURA
FRA STATO E MERCATO
Assetto economico e giuridico, imprese
e istituzioni del mercato delle attività culturali in Italia



INDICE 

Introduzione 
PARTE PRIMA
Principali aspetti economici del mercato delle attività culturali
1. Premessa 1
2. La dimensione economica della cultura 
2.1. Il confronto europeo
2.2. L’economia del settore culturale in Italia
3. I beni culturali 
3.1. La gestione e la valorizzazione 
3.2. Un confronto tra musei nazionali ed esteri
4. Le attività di spettacolo
5. La spesa pubblica e privata per le attività culturali 
5.2. Il sostegno pubblico alle attività di spettacolo
5.3. Il ruolo del mecenatismo e dell’intermediazione no profit
5.4. La spesa privata per la cultura e il turismo culturale e le potenzialità di sviluppo
locale connesse alla cultura
6. Operatori delle attività culturali e forme di affidamento e gestione dei servizi culturali

PARTE SECONDA
Assetto giuridico delle attività culturali e regolazione
dei rapporti pubblico-privato
1. Premessa 
2. I beni culturali e la collaborazione pubblico-privato 
2.1. L’inquadramento costituzionale della gestione dei beni culturali 
2.2. Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale 
2.3. Servizi inerenti le attività di valorizzazione
2.4. La gestione dei servizi aggiuntivi
2.4.1. L’evoluzione dell’apertura ai privati 
2.4.3. L’incongruenza e la confusione dei termini concessori
2.5. Nuove forme di collaborazione pubblico-privato
2.5.1. Facility management e global service
2.5.2. Project financing
2.5.3. Concessione di valorizzazione 
2.5.4. Il modello francese della delega di servizi pubblici
2.6. Cenni conclusivi e di proposta 
3. Inquadramento giuridico e trattamento degli operatori pubblici e privati nelle
attività di spettacolo 
3.1. Quadro normativo e riforma del Titolo V della Costituzione 
3.2. Finanziamenti pubblici statali alle attività di spettacolo
3.3. Interventi degli Enti locali per la realizzazione di iniziative ed eventi di spettacolo
3.4. Misure pubbliche di sostegno all’attività di spettacolo e normativa in materia
di aiuti di Stato
4. L’ambiguità del ruolo degli operatori economici di proprietà pubblica e no profit 
4.1. L’utilizzo strumentale di modelli imprenditoriali e i fenomeni del “neo-statalismo”
e del “neo-capitalismo municipale”
4.2. I soggetti operanti a livello statale
4.2.1. Arcus S.p.A
4.2.2. Ales S.p.A
4.3. I soggetti operanti a livello regionale e comunale
4.3.1. Scabec S.p.A.
4.3.2. Beni Culturali S.p.A
4.3.3. Zètema Progetto Cultura S.r.l. 
4.4. L’attività delle Fondazioni 
4.4.2. Le Fondazioni bancarie


Segue - pagine 88 

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Economia della Cultura in Europa - 2006


Sintesi dello Studio

Contesto

Nel Marzo del 2000, nell’incontro Europeo di Lisbona, i capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, si sono accordati per un obiettivo molto ambizioso: «fare dell’Unione Europea, al termine del 2010, la società della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo, generando nel contempo una crescita economica sostenibile, maggiore coesione
sociale, migliori livelli di occupazione”. A tal fine, la Strategia di Lisbona incoraggia, in particolare, la promozione di investimenti in R&S da parte dei Governi, delle Università e delle Imprese. Uno dei suoi principali assiomi è quello che gli obiettivi di Crescita e di Occupazione saranno maggiormente conseguiti mediante nuovi investimenti nel settore delle NTIC (Nuove Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) – considerato come l’industria centrale e trainante dell’Economia Digitale, favorendo in tal modo, l’innovazione in tutti i settori ed in particolare lo sviluppo e la crescita dell’Economia della Conoscenza”.

Nel contesto di Lisbona il ruolo del settore “Cultura e Creatività” rimane, però, del tutto ignorato. Anche se di recente, cresce la tendenza e l’interesse nel ricercare una misura della performance e dell’impatto socio-economico del settore. Tuttavia, le diverse modalità adottate sono ancora lontane dall’essere pienamente condivise. Per molti, infatti, la funzione della cultura è quella di educare o divertire ed il suo contributo economico è considerato come marginale, quasi sempre confinato nel dominio dell’intervento pubblico. Ciò spiega, ad esempio, la carenza di strumenti statistici (se messi a confronto con quelli esistenti per gli altri settori economici) utili per misurare il contributo economico e sociale del settore cultura e creatività sia a livello nazionale sia a livello internazionale. L’ambizione di questo studio è quindi quello di rimediare a questa situazione. Esso rappresenta, infatti, il primo tentativo di mettere in luce gli impatti diretti e indiretti del settore cultura in Europa, cercando di valutarne il contributo rispetto all’Agenda
di Lisbona ed, in particolare, la capacità dello stesso di contribuire alla crescita, alla competitività, all’aumento di maggiore e migliore occupazione, allo sviluppo sostenibile ed all’innovazione della vita economica e sociale dell’Europa.
Lo studio illustra, pertanto, come la cultura possa guidare, non solo, lo sviluppo economico e sociale, ma anche, l’innovazione e la coesione. Il settore culturale e creativo è, infatti, un settore in forte crescita con un tasso di sviluppo più rapido rispetto al resto dell’economia. La stessa considerazione può essere applicata ai livelli occupazionali registrati nel settore medesimo. Esso produce, infatti, un elevato numero di posti di lavoro, diversi tra loro e richiedenti spesso un alto
livello di qualificazione. Anche nella dimensione occupazionale il settore mostra la migliore performance rispetto a tutti gli altri settori economici, spingendo inoltre la crescita di altri settori dell’economia europea ed in particolare quelli dell’innovazione e delle NTIC .
Infine, lo studio illustra il contributo della cultura alla promozione dell’integrazione europea, e quanto la cultura possa essere uno strumento chiave per integrare l’insieme dei componenti delle società europee, in tutte le loro diversità, al fine di forgiare un sentimento di appartenenza e diffondere i valori democratici e sociali. La cultura permette anche di sedurrei cittadini europei all’idea d’integrazione europea.

Il settore culturale & creativo

Il primo passo, necessario per valutare l’economia della cultura in Europa, è quello di definirne i settori e le attività corrispondenti. Non si tratta di un compito facile, a causa delle diversità esistenti nei diversi approcci nazionali e internazionali. In relazione agli obiettivi dello studio, il campo d’indagine considerato dallo studio va al di là delle industrie culturali tradizionali quali possono essere il cinema, la musica o l’editoria. Esso include infatti i media (stampa, radio e televisione), i settori creativi (moda, design), il turismo culturale, così come il settore delle arti tradizionali (quali gli spettacoli dal vivo, le arti visive e il patrimonio). Inoltre, lo studio ha preso in considerazione l’impatto che il settore culturale ha sullo sviluppo delle industrie correlate come le industrie delle Nuove Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (NTIC) ed esplora i
collegamenti che si creano tra cultura, creatività e innovazione.

Pertanto l’intero campo di valutazione comprende:

Il settore culturale, ossia :

- Settori non industriali. Settori che producono beni e servizi destinati ad essere consumati sul posto (come un concerto, una fiera artistica, un’esposizione). Ci si riferisce in questo caso alle arti visive (pittura, scultura, artigianato, fotografia), al mercato dell’arte, alle arti dello spettacolo (che comprende l’opera, le orchestre, il teatro, la danza, il circo) , ed al patrimonio (includendo musei, siti patrimoniali ed archeologici, biblioteche ed archivi).
- Settori industriali. Settori che producono beni e servizi destinati ad essere riprodotti per una loro diffusione di massa (ad esempio un libro, un film, una registrazione sonora). Essi costituiscono le <<industrie culturali>> che comprendono film e video, videogiochi, radiodiffusione, musica, editoria.

Il settore creativo:

Nel “settore creativo”, la cultura diventa un input “creativo” al processo di produzione di beni non culturali. Il settore comprende attività quali il design (moda, design d’interni, progettazione di prodotti), l’architettura e la pubblicità. La creatività è considerata in questo studio come l’utilizzo delle risorse culturali sotto forma di consumo intermedio nel processo di
produzione dei settori non culturali, e da questo punto di vista come una fonte d’innovazione.
Si è detto che il campo d’indagine dello studio è stato <<il settore culturale e creativo. L’approccio proposto, che mette insieme i settori culturale e creativo, permette di misurare gli impatti economici e sociali della cultura e della creatività. 

Segue - totale pagine 369


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